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Pasqualino Battista
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 indice amo L'AMO (Atlantic Multidecadal
Oscillation ) è uno degli ultimi, la cui scoperta risale
all'anno 2000 . Anch'esso è caratterizzato da fasi positive e
negative di durata compresa tra i 20 ed i 40 anni. Determina
cambiamenti nella temperatura superficiale dell'Oceano Atlantico nel
tratto compreso tra l'equatore e la Groenlandia. Un settore
fondamentale per la regolazione del clima del pianeta poichè
in esso c'è il più importante scambio termico marino
tra alte e basse latitudini, la corrente del golfo.
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Pasqualino Battista
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Uno degli indici teleconnettivi che maggiormente influenza le condizioni meteo in Europa ed in particolare nel bacino del Mediterraneo è identificato con la sigla NAO (North Atlantic Oscillation ). Fisicamente rappresenta una fluttuazione della differenza di pressione al livello del mare tra l'alta pressione sub-tropicale centrata sulle Azzore e la bassa pressione polare centrata sull'Islanda
Tale fenomeno venne interpretato per la prima volta da Sir. Gilbert Walken nel 1920, scienziato e direttore del servizio meteorologico indiano al quale vanno attribuite numerose scoperte ed interpretazioni climatologiche, quali quelle riguardanti la "Southern Oscillation" ( SOI ) , cioè la fluttuazione pressoria tra Tahiti e Darwin, indice di fenomenologia Niño (SOI -) o Niña (SOI +); e le caratteristiche dei Monsoni in Oceano Indiano.
Anche questo indice, come del resto tutti, può assumere valore positivo oppure negativo.
In base al segno si hanno situazioni climatiche ben distinte:
durante la fase positiva della NAO ( NAO+) si ha un rafforzamento dell'alta pressione sub-tropicale e contemporaneamente un approfondimento della depressione d'Islanda.
L'accentuarsi di questa differenza di pressione ha come conseguenza un aumento dell'attività ciclonica in Oceano Atlantico e lo spostamento verso Nord delle traiettorie percorse dai cicloni extratropicali che così interessano principalmente le regioni del Nord-Europa producendo inverni miti e umidi su queste regioni, mentre secchi e freddi per le zone meridionali e mediterranee.
Effetti si hanno sull'altro lato dell'Atlantico con Inverni freddi e secchi nel Canada del nord e in Groenlandia, mentre miti ed umidi nell'Est degli Stati Uniti. |
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Guido Guidi
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Uno degli argomenti più dibattutti, nell’ambito della discussione dell’effetto antropico
sul clima è certamente quello che riguarda il peso effettivo
dell’anidride carbonica nelle dinamiche dell’effetto serra. In sostanza
c’è ancora parecchia incertezza sul ruolo che questo gas svolge
effettivamente. Certamente non è in discussione la capacità di
interagire a livello molecolare con il calore riemesso dal pianeta e
regolarne la presenza in atmosfera, tuttavia, non essendo l’unico gas
ad avere queste proprietà, il peso della sua azione schermante non è
facilmente quantificabile. Allo stesso tempo però, la CO2
è di gran lunga in testa alla classifica degli elementi che, pur
essendo largamente presenti allo stato naturale, sono anche
massicciamente derivati dalle nostre attività produttive.
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Pietro Greco
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ROMA. Due gruppi della collaborazione EPICA (European Project for Ice
Coring in Antarctica) che hanno prelevato lunghe carote di ghiaccio a
Dome C, nel territori più interni del continente antartico, sono
riusciti a ricostruire con grande precisione la storia della
concentrazione in atmosfera di due gas serra, il biossido di carbonio e
il metano, negli ultimi 800.000 anni. I risultati di questo lavoro sono
stati pubblicati la settimana scorsa sulla rivista scientifica inglese
Nature.
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reuters.it
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LONDRA (Reuters) - Se siete curiosi di sapere quale potrebbe essere
l'impatto del cambiamento climatico sul nostro pianeta da qui a 100
anni, potete ora vederlo direttamente sul vostro pc, grazie a una nuova
mappa animata della Terra creata attraverso immagini dallo spazio.
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Pasqualino Battista
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L'altro fenomeno legato all'indice
ENSO è denominato "La Niña",che già dal nome
fa capire come tale abbia strette correlazioni col primo, ma stavolta
dalle caratteristiche opposte, cioè fredde.
Tuttavia, "la Nina" si
presenta con una frequenza molto minore e con una intensità
molto più bassa rispetto a "el Nino". In effetti,
"la Nina" sarebbe, all'atto pratico, una estremizzazione
delle condizioni normali. Il fatto che questo fenomeno venga
osservato molto più raramente sta proprio nella difficoltà,
a volte, di distinguerlo da condizioni che appaiono del tutto
normali. Il fenomeno di "la Nina" può essere più
facilmente individuato non tanto dallo scostamento o
dall'accentuazione delle situazioni di normalità, ma
soprattutto dagli effetti o dalle conseguenze che esso determina in
aree anche distanti dal Pacifico intertropicale.
Di seguito le 2 cartine illustrano le
differenze di temperatura che ci sono nel Pacifico proprio nei
periodi di opposta fase Niño-Niña:
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