| CLIMA: BERTOLASO, SITUAZIONE PREOCCUPANTE MA NON ALLARME |
|
| ANSA | |
|
ROMA - Non c'è allarme. Ma solo perché "ci si è mossi in tempo". Per il
resto le conseguenze di questo inverno pazzo e privo di precipitazioni
sono chiare e "preoccupanti": nei prossimi mesi l'Italia si troverà a
dover fare i conti
quantomeno con una razionalizzazione delle risorse idriche, un'estate
che per metà sarà torrida come quella del 2003, un rischio di incendi
più elevato della media. Insomma, sta per arrivare il conto di una
stagione senza pioggia e neve. Il primo bilancio degli scienziati messi
insieme dal Dipartimento della Protezione civile per cercare di capire
non tanto le cause quanto le conseguenze delle mutazioni climatiche
sull'Italia "non è positivo", come dice diplomaticamente il capo del
servizio previsione e prevenzione del Dipartimento Bernardo De
Bernardinis aggiungendo che la situazione è ancora "governabile". E però: le conclusioni di Giampiero Marracchi, del Cnr di Firenze, di Franco Prodi dell'Isac di Bologna, di Stefano Tibaldi, dell'Arpa dell'Emilia Romagna e del colonnello Massimo Capaldo, dell'Aeronautica, seppur diverse nell'analisi, concordano nella sostanza: bisogna attrezzarsi. Certo, vista l'impossibilità scientifica di previsioni a lungo termine c'é da sperare che qualcosa cambi. Ma se la realtà confermerà le prospettive attuali, allora c'é poco da scherzare. Per questo il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso comincia già a ragionare su come muoversi nei prossimi mesi. "Stiamo facendo un lavoro serio e preventivo - dice - e stiamo monitorando costantemente gli invasi montani. Appena gli esperti ci daranno gli scenari quanto più definitivi per i prossimi mesi riferirò al presidente del Consiglio Romano Prodi e con i ministri competenti e con tutti i soggetti interessati prenderemo le dovute decisioni". Scelte che riguarderanno innanzitutto l'acqua, visto che già oggi in alcune zone d'Italia il deficit idrico rispetto alla norma raggiunge il 100% e visto che il Po ha una portata di 500 metri cubi di acqua al secondo inferiore alla media stagionale. Ma come si farà? "Bisogna mettere a punto una gestione coordinata e condivisa dei rubinetti dell'acqua", cioé dei bacini idroelettrici e dei grandi laghi. Perché "dovremo essere in grado di tenere sotto controllo i bacini mettendo insieme priorità ed esigenze diverse". Significa trovare l'intesa, non facile, con tutti quei soggetti che hanno a che fare con l'acqua, società elettriche in primis. Né Bertolaso né gli esperti al tavolo lo dicono ufficialmente ma è molto probabile che bisognerà adottare scelte come quelle dell'estate 2003, quando per alimentare il Po furono aperti i bacini montani. Ma l' "attenzione", dice De Bernardinis, è anche al sud Italia, dove "pur avendo i bacini pieni, pur essendoci la disponibilità di acqua si hanno i primi segni di diminuzione e si cominciano a sentire le sofferenze". Ci sono poi altri due problemi di cui tener conto: gli incendi e il caldo. Marracchi ha spiegato che metà luglio e agosto saranno torridi come il 2003 e De Bernardinis ha diplomaticamente corretto sottolineando che al momento "c'é grande incertezza" anche se la visione è "pessimistica". Non é per nulla escluso dunque che verrà anticipato il sistema di allertamento per le ondate di calore e verrà studiata una strategia d'intervento con il ministero della Salute, soprattutto per quanto riguarda gli anziani. Gli esperti si ritroveranno a fine febbraio, quando dovrebbero essere disponibili le previsioni per marzo, aprile e maggio. In quella sede verranno prese le decisioni da comunicare a Prodi e verrà stabilito il piano d'intervento. Quel che già oggi tutti sanno, però, lo riassume De Bernardinis: "Non possiamo più non tener conto della variabilità del clima nell'organizzare la nostra vita". Fonte: www.ansa.it |
Approfondimenti 













