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CLIMA:NASCE CMCC,CERVELLONE CI DIRA'FUTURO MEDITERRANEO/ANSA Stampa
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(ANSA) - ROMA - Il Mediterraneo e i suoi cambiamenti climatici saranno l' oggetto di ricerca del Centro Euro Mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc) che da oggi inizia l'attivita', sfornando dati e proiezioni attraverso supercomputer tra i piu' potenti d'Europa.
Il centro, che ha la sede principale a Lecce ed altre dislocate a Bologna, Venezia, Sassari e Capua, e' formato da un consorzio di cinque istituti di ricerca italiani: l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la Fondazione Eni Enrico Mattei, l'Universita' del Salento, il Centro italiano ricerche aerospaziali, il Consorzio Venezia Ricerche; sono associati inoltre l'Universita' di Sassari e il Consorzio Spaci. Il primo modello su cui si sono cimentati i supercervelloni del Centro e' stato il mutato scenario di precipitazioni e temperature che riguardera' il Mediterraneo tra cento anni, assieme all' impatto sull'agricoltura a cui si assistera' nella prima delle regioni prese in considerazione: la Sardegna. Secondo lo scenario piu' pessimistico preso a base dal Cmcc, quello cioe' in cui la concentrazione di anidride carbonica e' di 800 parti per milione (ppm), l'aumento della temperatura media dell'area del Mediterraneo potrebbe salire fino a 5-6 gradi nei prossimi 100 anni. Nello scenario piu' ottimistico (concentrazione di C02 di sole 700 ppm), la stima e' di un aumento di 2 gradi inferiore al precedente modello. Per quanto riguarda le precipitazioni, lo scenario peggiore prevede una diminuzione del 20% circa delle precipitazioni, principalmente nei mesi invernali. L'agricoltura - osserva il Cmcc - sara' uno dei settori che subira' maggiori conseguenze in seguito ai cambiamenti climatici e, nel caso della Sardegna, da qui a 100 anni la percentuale del territorio adatto alle coltivazioni foraggere (orzo, trifoglio, erba medica e cosi' via) si ridurra' in misura significativa scendendo dall'attuale 83,7% al 30%. Per altre colture quali l'olivo e la vite - sono le previsioni del Centro - ci sara' uno spostamento verso Nord dell'area di diffusione. ''Tra gli obiettivi del Centro - commenta Carlo Carraro, responsabile della Divisione valutazione economica degli impatti - vi e' l'intento di proporsi come interfaccia tra la comunita' scientifica e i governanti che saranno chiamati sempre di piu', nei prossimi anni, a effettuare scelte e a prevedere azioni per contrastare gli effetti avversi dei mutamenti climatici''. ''Direi che questo centro si propone come una sorta di 'diplomazia scientifica'' - e' il parere di Ermete Realacci, presidente della Commisione Ambiente della Camera - in quanto i mutamenti climatici nell'area mediterranea richiedono azioni comuni da parte dei Paesi che insistono sul bacino''. ''Era ora che il Centro diventasse operativo dopo un tribolato iter di istituzione - conclude Realacci- il rischio dell'emergenza clima e' infatti che si resti al livello delle grida manzoniane''. (ANSA) RED
19/02/2007 17:43

Fonte:www.ansa.it
 
 

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