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COSI' GAS SERRA RIDISEGNERANNO IL PIANETA Stampa
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ROMA - E' una Terra dall'aspetto molto diverso, quella che emerge dalla ricerca sul futuro del clima condotta da un gruppo statunitense e pubblicata questa settimana sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, PNAS. Zone fredde per definizione, come l'Artico o la Siberia, potrebbero avere un clima decisamente mite, mentre il clima tropicale diventerebbe tipico di aree oggi temperate, con conseguenze drastiche su deserti e foreste. I modelli climatici e delle emissioni di gas serra elaborati recentemente dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) sono stati il punto di partenza della ricerca, coordinata da John Williams, del dipartimento di Geografia dell'università del Wisconsin, e condotta in collaborazione con il dipartimento di Botanica dell'università del Wyoming e finanziata dalla National Science Foundation degli Stati Uniti.

Se le emissioni di anidride carbonica e gas serra non rallenteranno nel prossimo futuro, la ricerca prevede uno scenario di cambiamenti drammatici, nel quale per il 2100 intere zone climatiche potrebbero scomparire e potrebbero fare la comparsa tipi di clima finora sconosciuti. Di conseguenza cambierebbe anche la distribuzione delle specie viventi. I ricercatori hanno immaginato uno scenario nel quale nei prossimi anni non si avrà nessuna riduzione dei gas responsabili dell'effetto serra: in questo caso caratteristiche climatiche finora sconosciute potrebbero comparire nel 39% delle terre del pianeta e parallelamente potrebbe scomparire il 48% delle attuali zone climatiche. Cambiamenti importanti, anche se di entità inferiore, potrebbero avvenire anche nel caso in cui le emissioni di gas serra dovessero rallentare: in questo caso la comparsa di nuove condizioni climatiche e la scomparsa di altre riguarderebbe zone che occupano il 20% delle terre del pianeta. In nessun caso, quindi, si tratterà di cambiamenti indolori, anche perché la trasformazione del clima potrebbe riguardare regioni fortemente popolate, come quelle il Sud-Est degli Stati Uniti, il Sud-Est asiatico e parte dell'Africa. Sarebbero coinvolte anche zone preziose per la biodiversità, come la foresta amazzonica, le Ande e i deserti. A cambiare aspetto saranno i cosiddetti "biomi", ossia i grandi ecosistemi, come le foreste pluviali, le praterie o il deserto. Secondo i modelli pubblicati questa settimana su PNAS, le regioni nelle quali i cambiamenti potrebbero essere più importanti sono quelle tropicali e subtropicali, come l'Amazzonia, l'Indonesia e la penisola Araba. Cambiamenti drastici sono previsti anche nelle Ande peruviane e colombiane, nel Sud dell'Australia e in Siberia. L'obiettivo dello studio, è "identificare le regioni del mondo nelle quali i cambiamenti climatici potranno portare alla comparsa di climi oggi sconosciuti", ha osservato il coordinatore dello studio. "Attualmente le politiche climatiche e le strategie si basano sulle condizioni attuali", ha aggiunto Williams, che rileva inoltre come le regioni nelle quali si registrano i cambiamenti maggiori sono quelle in cui strategie e modelli sono a rischio di fallimento. Utilizzando modelli che mettono in relazioni emissioni di anidride carbonica e cambiamento climatico, Williams ha rilevato che "il rilascio di maggiori quantità di anidride carbonica nell'aria si traduce in un rischio maggiore della comparsa di climi completamente nuovi o nella scomparsa dei climi noti". In generale, ha concluso, i modelli mostrano che le zone climatiche esistenti slitteranno verso latitudini più alte e ad altitudini maggiori, generando condizioni che oggi percepiamo come paradossali, come cime montuose e regioni polari con un clima tropicale.

Fonte: www.ansa.it
 
 

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