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Ue chiede a Italia taglio emissioni Stampa
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Clima, la decisione dopo esame piano

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La Commissione europea ha chiesto all'Italia di tagliare il 6,3% del suo piano nazionale di assegnazione delle emissioni, nel quadro del sistema Ue di scambio delle quote di biossido di carbonio (CO2), che applica ai Ventisette il Protocollo di Kyoto sul clima.
Lo ha annunciato, tramite una nota, l'Esecutivo comunitario, dopo un esame del piano di emissioni italiano.

Il piano, che riguarda il periodo 2008-2012, nella versione presentata all'Italia prevedeva un tetto massimo annuale di 209 milioni di tonnellate, di cui 16 milioni 'accantonati' per essere destinati alle nuove imprese che si prevede apriranno nei prossimi anni. La Commissione chiede ora di portare il tetto massimo a 195,8 milioni di tonnellate.

Questo piano era stato presentato a Bruxelles dopo un lungo braccio di ferro fra il ministero dell'Ambiente, di Alfonso Pecoraro Scanio, e quello dello Sviluppo economico, di Pierluigi Bersani. Alla fine, si era raggiunto un compromesso che aumentava il tetto delle emissioni. Il verdetto della Commissione, adesso, autorizzando un quantitativo totale di quote di emissioni pari a 195,8 milioni di tonnellate di CO2, dà sostanzialmente ragione al ministero dell'Ambiente, che nella sua prima versione del piano aveva proposto una cifra di poco inferiore (circa 195 milioni di tonnellate).

Gli ambientalisti, d'altra parte, si aspettavano che Bruxelles considerasse il piano italiano troppo "generoso" verso le imprese, e che esigesse un taglio almeno del 10 per cento delle quote assegnate. Oltre alla riduzione del tetto totale delle emissioni, la Commissione chiede all'Italia di apportare una serie di altri cambiamenti al suo piano nazionale. Innanzitutto, precisa la nota di Bruxelles, "l'Italia dovrebbe fornire maggiori informazioni sul trattamento che riserverà ai nuovi soggetti che entreranno nel sistema di scambio delle quote di emissione"; secondo la Commissione, poi, "è necessario eliminare diversi adeguamenti ex-post previsti". Con queste condizioni, in particolare, l'Esecutivo Ue rimette in questione la "riserva" da 16 milioni di tonnellate di CO2 che il governo italiano aveva previsto per i nuovi impianti che apriranno nel prossimo futuro e che entreranno nel sistema. La Commissione, inoltre, chiede che siano inseriti nel piano emissioni italiano "gli impianti di combustione (ad esempio gli impianti di cracking), come hanno fatto tutti gli altri Stati membri". L'ultima condizione, infine, riguarda il limite al quantitativo massimo totale dei 'crediti di emissione' che saranno concessi in base ai cosiddetti "meccanismi flessibili" protocollo di Kyoto. Si tratta dei progetti che saranno condotti da imprese italiane nei Paesi in via di sviluppo (a titolo del Cdm, o "meccanismo di sviluppo pulito") o nei Paesi ex comunisti in transizione economica (a titolo della 'Joint Implementation', o 'meccanismo di attuazione congiunta'). Questi crediti di emissione non dovranno superare il 14,9% del totale annuo delle quote autorizzate di CO2. I piani nazionali di assegnazione fissano per ciascuno Stato membro il limite totale di CO2 che può essere emesso dagli impianti partecipanti al sistema Ue di scambio delle quote di emissione (Ets - Emission trade system). I piani specificano il quantitativo di quote di emissione di CO2 spettanti a ciascun impianto.

 La Commissione è responsabile della valutazione dei piani nazionali proposti dagli Stati membri sulla base di 12 criteri di assegnazione indicati nella direttiva europea sullo scambio di quote di emissioni. I criteri di valutazione sono finalizzati a garantire che i piani siano coerenti: con il rispetto da parte dell'Ue e degli Stati membri degli obiettivi del protocollo di Kyoto; con il livello reale delle emissioni accertate indicato dalla Commissione nelle relazioni annuali sullo stato di avanzamento; e con le potenzialità tecnologiche di riduzione delle emissioni. Su questa base, la Commissione può approvare un piano integralmente o accettarlo "parzialmente", in pratica 'rimandando a settembre' lo Stato membro interessato. E' quello che è successo con l'Italia, e che era accaduto anche, in precedenza, con 19 dei 21 piani nazionali (su 27) che la Commissione ha già esaminato. Solo i piani nazionali britannico e sloveno sono stati 'promossi' al primo colpo, e solo quello francese, finora, ha ottenuto l'approvazione in seconda battuta, dopo che Parigi aveva apportato le modifiche richieste da Bruxelles alla prima versione.

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