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Bla, bla e ancora bla… Stampa
Guido Guidi   
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Ricorderemo questi ultimi giorni per il ciclone Nargis che ha devastato la Birmania. Non c’è voluto molto perchè Al Gore si gettasse nella mischia dichiarando che questo evento, come quello dell’autunno scorso in Bangladesh e ancora come accaduto due anni fa in Cina, sono la conseguenza del riscaldamento globale (ci ha risparmiato Katrina, non deve essersela sentita dopo la pesante bocciatura dell’Alta Corte Britannica). A questo link trovate un approfondimento. Del resto, quale occasione migliore del lancio della sua TV commerciale in Italia per fare un pò di sano proselitismo? Conferenza stampa a Roma, ospite al TG1 ieri sera ed a Radio Deejay questa mattina.

 

Qualcuno dovrebbe metterlo al corrente di quanto segue:

  • I tremila sensori di profondità piazzati dalla NOAA tre anni fa non hanno registrato alcuna crescita delle temperature oceaniche anzi, semmai una lieve diminuzione;
  • Le temperature misurate con i sensori a microonde dei satelliti non aumentano da quasi dieci anni anzi, dal 2002 sono diminuite;
  • Cicloni come Nargis sono purtroppo comuni in quella zona dell’Oceano Indiano e, in accordo con molte ricostruzioni storiche, lo sono stati anche quando il clima sul pianeta era molto più rigido (1584) e, più recentemente, negli anni ‘60 e ‘70 e nell’anno 1991 mietendo centinaia di migliaia di vite umane;
  • Le acque di superficie di una buona parte dell’Oceano Indiano, includendo quella dove si è sviluppato l’ultimo ciclone tropicale, sono attualmente in una fase di anomalia negativa.

In pratica, con buona pace di Al, mancano tutti gli ingredienti perchè l’intensità del ciclone Nargis (comunque media, valutata 3 su una scala da 1 a 5) possa essere riconducibile al cambiamento climatico, ma questo non ha impedito di cogliere la palla al balzo evidentemente.

Guardando le immagini di questo ultimo disastro qualcuno avrà notato che i danni maggiori li hanno purtroppo subìti le fatiscenti infrastrutture che caratterizzano quella porzione del mondo. La via per fronteggiare questi inevitabili eventi è l’accelerazione dello sviluppo economico, industriale ed infrastrutturale delle zone disagiate, proprio quello che osteggiano Al Gore e gli ambientalisti di maniera con queste tragicomiche campagne di terrore climatico dietro cui si celano affari d’oro e filosofie di Malthusiana memoria. Chissà se il nostro eroe deciderà di devolvere almeno uno dei 300mln di dollari che ha raccolto recentemente per aiutare chi ne ha veramente bisogno, piuttosto che per organizzare il prossimo concerto.

Bla, bla e ancora bla.

Fonte: www.climatemonitor.it
 
 

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