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IL VOLTO DEL PIANETA TERRA Stampa
A cura di Filippo Perpetua   
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Conosciamo la Terra in cui abitiamo: ci cam­miniamo sopra, ci costruiamo, ci lavoriamo. Conosciamo il cielo che ci sovrasta: sappiamo dire quando c'è il sole e quando è brutto, piove e ci ripariamo. Eppure ogni tanto la terra e il nostro cielo ci sembrano incomprensibili. Si esce dalla città in un giorno di vento e lo spettacolo delle nubi in corsa che crescono, si trasformano e spariscono, appare ­insieme grandioso ed indecifrabile. La vista panoramica di una catena montuosa o di una a ancora intatta pone interrogativi sul perché delle loro forme.

L'atmosfera terrestre.

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Un involucro gassoso avvolge il nostro pianeta. È una miscela di vari gas le cui proporzioni variano secondo la quota: ossigeno, azoto, argon, anidride car­bonica, vapore acqueo ecc. Noi viviamo im­mersi in questo strato di gas che intorno al livello del mare raggiunge il massimo di den­sità: a 15.000 metri la pressione dei gas atmos­ferici è già diminuita di dieci volte, a 30.000 di oltre cento volte; a 200.000 metri l'atmosfera e così rarefatta che può essere considerata assente. In genere non ci accor­giamo della massa di gas atmosferici che ci circonda e sovrasta: gli indizi sono indiretti: uno scarico di gas soffocanti ci ricorda che stiamo respirando "qualcos'altro"; il vento è materia gassosa che ci viene scagliata addosso; le nuvole, così come le goccioline che formano la nebbia, "galleggiano" dentro qualcosa. La porzione di atmosfera cui ci interessiamo maggiormente è quella degli strati bassi (fino 15.000 metri di quota) detta troposfera, in cui avviene la maggior parte dei fenomeni meteorologici.


Le nuvole e il tempo

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Due fattori fondamentali ­sono all'origine dei fenomeni meteorologici che si svolgono nell'atmosfera della Terra: ­l'acqua e il calore. L'acqua è presente in abbondanza sul nostro pianeta: sia nelle grandi riserve costituite da mari, fiumi e laghi, nell'aria sotto forma di vapore acqueo (invisibile) oppure di goccioline, gocce, cristalli ghiaccio (visibili come nuvole, nebbia, precipitazioni, arcobaleni ecc.). L'irradiazione solare quotidianamente riscalda in modo differenziato la superficie terrestre, la quale, a sua volta, cede calore all'atmosfera, provocando ad esempio i venti; è ancora il calore del Sole che rende possibile l'evaporazione dell'acqua e la sua risalita nell'atmosfera. Questo è il motore ed il meccanismo dell'instan­cabile circolazione dell'aria intorno alla superficie terrestre, delle nubi e delle precipitazio­ni, di tutto ciò insomma che chiamiamo "tempo atmosferico". Naturalmente altri fat­tori, come l'inclinazione dell'asse terrestre, la presenza di rilievi e grandi masse d'acqua, partecipano a questo meccanismo dando luogo a fenomeni, come le stagioni o le brez­ze, che rendono così complesso il tempo e così problematica la sua previsione.


Il clima


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Nonostante la notevole variabilità del tempo atmosferico e la difficoltà della previ­sione a medio e breve termine, la superficie della Terra può essere suddivisa in parecchie zone, in ciascuna delle quali il tempo segue, nel corso di ogni anno solare, un ciclo di massima regolare e prevedibile. Si tratta delle cosiddette regioni climatiche, cioè zone in cui i parametri di temperatura, umidità e pressio­ne e i fenomeni meteorologici (venti, precipi­tazioni, ore di insolazione ecc.) presentano andamenti analoghi anno dopo anno. Qui però, sebbene siano valide alcune grandi classificazioni (per esempio: climi più freddi e stagioni più marcate verso i poli; climi più caldi nelle zone tropico-equatoriali; aria più fredda nelle zone montuose), le caratteristi­che geografiche (rilievi montuosi, grandi pia­nure, fiumi, coste oceaniche ecc.) e geologi­che (aspetto e natura del terreno) determina­no variazioni enormi che rendono conto del gran numero di climi differenti. Può così ac­cadere che alla medesima latitudine siano presenti zone aride e desertiche e zone umide e fertili, mentre si verificano fenomeni come il monsone, che interessa il bacino settentrio­nale dell'Oceano Indiano ed è determinato non dalla circolazione atmosferica generale, ma dalle esigenze dell'equilibrio termico "lo­cale" tra la massa montuosa himalayana e l'oceano.


Gli agenti esterni della trasformazione dei paesaggi

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L'atmosfera (e i fenomeni meteorologici) e le acque superficiali (oceani, fiumi; laghi, ghiacciai ecc.) costituiscono le cause princi­pali dell'originalità del volto del nostro piane­ta. Esse infatti hanno profondamente alterato e modellato la crosta, con un'azione lentissima, aggiungendo ai movimenti tettonici e alle vio­lente manifestazioni vulcaniche altri processi sia chimici che fisici, sia di erosione che di accumulo. Alle rocce "pure" di origine ignea si affiancano così le rocce sedimentarie, pro­dotto dell'interazione tra la crosta e le acque e l'atmosfera, e quelle metamorfiche. Ai pae­saggi vulcanici e montuosi della Terra primiti­va si sovrappongono le azioni del vento e delle onde marine, dei fiumi e dei ghiacciai, dell'umidità e delle precipitazioni, fenomeni capaci di scavare e tagliare, trasportare e ammassare, costruire e demolire forme sem­pre nuove. L'attuale volto della Terra è dun­que il risultato del lavoro di forze interne (vul­caniche e tettoniche) e esterne (atmosferi­che, idriche ecc.) tutte ancora attive.

FINE PRIMA PARTE.


Foto: Imageafter.com



 
 

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