| ANCHE SE ANDATE IN BICICLETTA IL CLIMA NON CAMBIA |
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| David Mazzerelli | |
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Repubblica cita uno studio tedesco pubblicato su "Nature" che
sostiene che il global warming presto diventerà global cooling e che la
Terrà si sta raffreddando. Pochi giorni dopo il Corriere scrive che la
Terra invece si sta surriscaldando come non mai, citando che esistono
ben 30 mila anomalie che "inchiodano l'uomo alle proprie
responsabilità". Possibile che dal primo Earth Day del 1970 ad oggi
nulla sia cambiato?
Bè, in realtà è cambiato molto. Le tesi catastrofiste hanno
guadagnato visibilità, pur essendo state sistematicamente smentite,
almeno finora. Ironicamente, il primo giorno della terra venne
organizzato per marciare contro il global cooling, il raffreddamento
globale. La verità è che il clima è un sistema talmente complesso e
privo di linearità che esprimere previsioni affidabili è un compito di
immane portata, ben al di là delle nostre capacità. Ancor meno
convincenti sono le attribuzioni di responsabilità all'uomo. A
proposito: il primo Giorno della Terra si tenne il 22 aprile 1970. Un
secolo esatto dopo la nascita di Lenin. Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari nel loro ultimo libro "Che tempo farà" citano dati allarmanti provenienti dal centro nazionale per la ricerca atmosferica: l'applicazione di Kyoto porterebbe nel 2050 ad una riduzione delle temperature nell'ordine di soli 0,06 gradi rispetto a quanto avverrebbe in assenza del trattato, a scapito di costi incalcolabili per le nostre economie. Viene citato anche uno studio dell'IBL che quantifica gli enormi costi economici a cui andrebbe incontro l'Italia. Il rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni avrebbe un duplice costo per il nostro paese (e per l'Europa). Da un lato, vi sarebbe il costo "nudo e crudo" delle riduzioni, che il nostro studio ha quantificato nella perdita di circa un punto di Pil all'anno - potrebbe essere di più o di meno, a seconda dei prezzi dei permessi di emissione sul mercato europeo. Ma l'aspetto più grave è un altro: i meccanismi di riduzione forzata delle emissioni rischiano di generare incentivi perversi, che danneggiano la crescita e l'innovazione, per favorire invece attività di "rent seeking".
Qual'è la maggiore prova che viene sbandierata a favore della responsabilità antropica del riscaldamento globale?
L'Unione Europea spinge una comunicazione forte sul risparmio
energetico e i piccoli gesti quotidiani per ridurre la CO2. Poniamo che
queste istituzioni fossero così credibili da convincerci tutti ad usare
meno macchina e l'aereo, ad abbassare il termostato e spengere le luci
come suggeriscono sul sito intitolato "you control climate change" (www.climatechange.eu.com). Cosa cambierebbe? Possiamo davvero "controllare il clima" come ci dicono a Bruxelles?
Tra le prime dichiarazioni rilasciate nella veste di ministro
dell'economia, Giulio Tremonti ha detto che a pagarla cara saranno
banche e petrolieri. In un tuo recente articolo uscito su "Con" scrivi
che rifarsela con le compagnie petrolifere ha poco senso e se anche
esse rinunciassero ad ogni margine di profitto il prezzo della benzina
non calerebbe di molto.
La comunicazione ambientale e il green marketing è un settore in
costante crescita. "L'unica nota di mercato in tutta questa faccenda",
ci dicesti una volta. E' ancora così? L'ambiente vende?
Richard Lindzen, uno dei più famosi climatologi mondiali, ha
rilasciato sul Wall Street Journal: "Gli scienziati che dissentono nei
confronti dell'allarmismo imperante vedono i fondi per le loro ricerche
sparire, il loro lavoro deriso e loro stessi vengono considerati come
venduti alle esigenze dell'industria". Nel flusso di informazioni tra
scienza, media e politica, chi trae beneficio da tutto questo?
Chiudiamo con le ultime aperture del governo per un ritorno
dell'Italia al nucleare. Credi sia un opzione ancora fattibile o è solo
una grande illusione?
Fonte :www.ultimathule.it |
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