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Giovedì 22 Maggio 2008 17:18

Un grosso aiuto alle previsioni meteo: Le Teleconnessioni (seconda parte) - "la Nina"

Scritto da  Pasqualino Battista
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effetto_ninaL'altro fenomeno legato all'indice ENSO è denominato "La Niña",che già dal nome fa capire come tale abbia strette correlazioni col primo, ma stavolta dalle caratteristiche opposte, cioè fredde.

Tuttavia, "la Nina" si presenta con una frequenza molto minore e con una intensità molto più bassa rispetto a "el Nino". In effetti, "la Nina" sarebbe, all'atto pratico, una estremizzazione delle condizioni normali. Il fatto che questo fenomeno venga osservato molto più raramente sta proprio nella difficoltà, a volte, di distinguerlo da condizioni che appaiono del tutto normali. Il fenomeno di "la Nina" può essere più facilmente individuato non tanto dallo scostamento o dall'accentuazione delle situazioni di normalità, ma soprattutto dagli effetti o dalle conseguenze che esso determina in aree anche distanti dal Pacifico intertropicale.

Di seguito le 2 cartine illustrano le differenze di temperatura che ci sono nel Pacifico proprio nei periodi di opposta fase Niño-Niña:

 nino-nina

Nel caso de “La Niña” gli stessi Alisei tendono a rinforzarsi permettendo una risalita di acqua fredda nell’oceano e rendendo di conseguenza il Pacifico orientale più freddo del normale.

Questo raffreddamento ha una direzione di propagazione opposta a quello del riscaldamento in fase Niña, procedendo dalle coste peruviane verso il Pacifico occidentale.

Uno degli effetti maggiormente valutabili in seguito a tale raffreddamento è l’aumento della violenza degli uragani nel sud-est asiatico ( il caso del Myanmar o ex Birmania negli ultimi giorni è una testimonianza ), e certamente una modifica della circolazione atmosferica a livello globale.

 normali_nina
 Le figure mostrano l’aumento di risalita di acqua fredda nell’oceano in corrispondenza delle coste sudamericane in fase Niña e il conseguente aumento della convezione ( evaporazione-condensazione) in area asiatica con incremento della possibilità di formazione di uragani.

E’ stato osservato, ancora, che durante "la Nina", l’area di alta pressione, più o meno stazionaria, che si forma sul sud America, favorisce la discesa di aria fredda polare nel continente nord americano, apportando inverni particolarmente rigidi in Canada che spesso si protraggono fino in primavera ( anche questo verificato quest’anno !)

Inverni caldo umidi si verificano, invece, nel sud est asiatico e nel nord Australiano, mentre, nel sud America si ha in genere un andamento meteo-climatico più freddo con abbondanza di precipitazione sul versante atlantico e siccità sul versante pacifico.

L’illustrazione a corredo mostra le anomalie di temperatura e precipitazione in fase Niño e basta invertire le colorazioni sulle stesse zone per ottenere uno schema sufficientemente valido in fase Niña.

 

enso_teleconnections

 Come si nota, non vengono considerati effetti in area Europea, questo perché certezze sugli effetti in tale area ancora non si hanno e i dati a disposizione a volte hanno dato risultati contraddittori.

Pare, almeno dagli studi effettuati dal centro meteorologico britannico, che nella fase tardo-invernale l’effetto “Niña” si manifesti con un aumento della velocità della corrente a getto e condizioni meteo in nord-Europa di mitezza, elevata umidità e forti venti.          

 effetto_nina
 A conclusione della descrizione dei fenomeni Niño-Niña, torniamo al nostro indice ENSO che li caratterizza; esso, può assumere un valore positivo o negativo a seconda che ci troviamo in fase Niño o in fase Niña. Tale valore ha una intensità che varia in modo proporzionale alla forza con cui questi fenomeni si manifestano, cioè alla anomalia di temperatura e alla loro estensione superficiale.
 multivariatew

 
Un esempio di grafico per l’indice ENSO è quello sopra che mostra con la colorazione Rosso i periodi contraddistinti da eventi “Niño”, mentre la colorazione Blù è associata a periodi “Niña”.

Nel prossimo articolo inizieremo a parlare di altri indici che ci interessano molto più da vicino coinvolgendo direttamente l’Atlantico e il clima europeo ad esso associato.

Tali indici, forse saranno un po’ difficili da interpretare, ma ci aiuteranno tantissimo nel prevedere le mosse che l’oceano a noi connesso si prepara a fare, chiudendo o aprendo la famosa porta da cui entrano le perturbazioni.





Ultima modifica Venerdì 13 Giugno 2008 12:48
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