E’ l’estate delle sciagure meteorologiche.
Vittime in Russia per gli incendi che, tra le altre cose, rendono l’aria di Mosca irrespirabile; vittime per le alluvioni provocate dal monsone in Pakistan, India e Cina; nubifragi in Repubblica Ceca che coinvolgono la Germania e la Polonia, già colpita in precedenza all’inizio della stagione. Metteteci pure il distacco dal ghiacciaio della Groenlandia, il ritiro del ghiacciaio della Marmolada ed i poveri stambecchi del Gran Paradiso ormai incapaci di nutrire i piccoli, che con un quadro così, se non fosse per la solidarietà nei confronti di chi è stato colpito così duramente, viene voglia di staccare l’antenna per non guardare i nostri TG e mandare tutti in un certo posto.
Il colpevole di tutto ciò?
Prima il solerte biologo del parco nazionale, poi un tecnico di primissimo piano di un’agenzia nazionale, hanno parlato e sentenziato: il cambiamento climatico!
Insomma, i disgraziati pakistani o gli sfortunati stambecchi hanno tutti da reclamare qualcosa per la perdita della propria vita o di quella dei propri cari nei confronti di questa società (occidentale), cieca e senza riguardo.
Lungi da me l’idea di assolvere l’uomo se una casa è portata via dalla piena di un fiume, probabilmente quell’edificio non doveva esserci lì, o se la foresta s’incendia perché i gitanti della domenica accendono i fuochi in Russia per il barbecue, quando non si tratta di veri e propri piromani. Se però si devono analizzare i motivi per cui la meteorologia (e non il clima, come molti dicono) ha provocato un disastro, meglio stare lontani dalle idee del biologo e del dirigente importantissimo di cui sopra.
Torniamo in Russia e cerchiamo di capire gli eventi, sempre che ci riusciamo.
L’inverno scorso è stato duro sia in Russia sia in quasi tutta l’Europa. Alcuni improvvidi scienziati russi ipotizzarono un sistema per un inverno senza neve nella loro capitale, così da evitare i disagi e le spese di sgombero; alla fine si sono ritrovati con una delle stagioni più nevose viste di recente. Conclusione: l’inverno da quelle parti è stato non solo rigido ma anche umidissimo, niente siccità.
Il caso ha voluto, però, che a partire da aprile, tra la regione del basso Volga e degli Urali, parte della regione Centrale e del Kazakistan abbia cominciato a piovere poco. Niente di strano, capita dappertutto di avere una stagione secca. Solo che stavolta le stagioni sono due di seguito. Da qualche altra parte, e noi italiani ne sappiamo qualcosa, la primavera è stata molto piovosa e poi anche l’estate ha sin qui proseguito molto bagnata su buona parte dei Balcani e dell’Europa orientale fino all’Ucraina e alla Bielorussia. Insomma, da una parte, più ad ovest, piove tanto e lì poco, come ben mostra la figura presa dal Weekly Weather and Crop Bullettin del 3 agosto.

Il colpevole è il cambiamento climatico, inteso da tutti come Riscaldamento Globale? Alcuni (vedi sopra) ne sono certi, altri spero di no. Attribuire la persistenza durante un paio di stagioni di un certo “pattern” di circolazione atmosferica all’aumento dei gas serra, sebbene suggestivo e tale da permettere una velocissima spiegazione che zittisce le menti pensanti, è quanto di più stupido ed anti-scientifico che ci possa essere.
Noi specie umana siamo sempre alla ricerca di risposte normali e di “normalizzazione”, per cui sapere che almeno conosciamo la causa, al di là della volontà di rimediare, ci rassicura e non ci lascia nel dubbio così fastidioso.
Sono, invece, le grandi onde planetarie della circolazione atmosferica della media e alta troposfera, sulle quali s’innestano onde a scala più piccola (le singole perturbazioni, come le chiamava Edmondo Bernacca), che determinano il tempo meteorologico delle nostre latitudini. L’interazione delle grandi onde con quelle più piccole, tra la corrente a getto e le zone di subsidenza subtropicale, tra l’attività dei cumulonembi lungo l’ITCZ e le anomalie di temperatura oceanica, senza andare su altre scale e su altri spazi (profondità oceaniche, stratosfera e spazio siderale), che danno come risultato quello che viviamo giorno per giorno.
Sapete qual è il bello? E’ che la dinamica della circolazione atmosferica, per quanto ben descritta dalle equazioni della fisica, presenta nel concreto tante e tali incertezze, imprecisioni, approssimazioni, che capire perché l’atmosfera delle medie latitudini per un certo periodo “si fissa” in un certo modo è ancora al di là della nostra portata. Insomma, il perché è piovuto tanto da una parte del continente e per niente dall’altra è cosa praticamente incognita! Ma chi glielo dice ai cittadini allarmati che siamo ignoranti? Che figura ci si fa?
Ovviamente non siamo del tutto tabula rasa. Ad esempio, se alla fine di una primavera siccitosa non riprende a piovere, è possibile che s’innestino su tale situazione, con l’arrivo del calore dell’estate, quei cosiddetti feedback che fanno sì che il blocco anticiclonico si rafforzi ancora di più: il suolo ormai disseccato si traduce in un maggiore rilascio di calore sensibile, cioè temperature più alte, che determina un’espansione ulteriore dell’alta pressione. I modelli numerici lo hanno mostrato per la torrida estate del 2003 sull’Europa occidentale e probabilmente si riuscirà a vedere lo stesso, a posteriori, nel caso russo attuale. Ma l’innesco casuale dell’anticiclone persistente sulle pianure del Volga ad aprile è qualcosa che credo nessuno ha previsto né prevedrà mai.
Se poi ci si mette in una prospettiva paleo-climatica, quello che ho appreso in questi anni è che gli incendi della taiga, in Canada, in Alaska o in Siberia, sono eventi abbastanza comuni ma più intensi ed estesi durante i periodi climatici più freddi. Questo perché pare che quando fa più freddo, come capitò durante la piccola era glaciale, quelle aree sono più secche e quindi prone agli incendi. Almeno questo è quello che ricordo, da sotto l’ombrellone, di lavori recenti sull’argomento.
Quindi, alla fine, tutto normale? Il fatto che Mosca abbia registrato la temperatura più alta di sempre (cioè a dire, da quando si fanno le misure) e che l’estate 2010 è, senza dubbio, la più calda sconvolge molti. A me sconvolge chi si sconvolge. Quest’idea di una Terra benigna che, sua sponte, ha deciso di farci impazzire con siccità ed alluvioni, magari quale avviso di qualcosa di ancora peggiore, è sconvolgente.
L’attenzione mediatica è ai massimi ed il messaggio che passa è che ogni sciagura, ogni evento meteorologico estremo è qualcosa di “stupefacentemente” inedito o, perlomeno, inusitato. Prima era il paradiso adesso è l’inferno. Ah questi uomini (quelli che la pensano in questa maniera), quanto piccoli sono!
E qualcuno di questi potrebbe anche chiedermi: ma non c’è niente che potrà farti cambiare idea? Tutte queste sciagure in contemporanea e tu impassibile! Neanche l’aprirsi improvviso di una buca al tuo fianco, dritta giù verso gli inferi, verso l’inferno russo?
