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Sabato 23 Gennaio 2010 18:31

Scioglimento dei ghiacciai: errore degli esperti Onu sul clima

Scritto da  marta.buonadonna
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Nanga Parbat, in Himalaya, è la nona vetta del mondo (Credit: Daniel Martin) Nanga Parbat, in Himalaya, è la nona vetta del mondo (Credit: Daniel Martin)

“I ghiacciai dell’Himalaya stanno arretrando più velocemente che in qualsiasi altra parte del mondo e, se continuano a questo ritmo, la possibilità che scompaiano del tutto entro il 2035 e forse anche prima è molto alta“. Così si leggeva nel Quarto Rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici stilato nel 2007 dall’IPCC, il Panel dell’Onu che raccoglie centinaia di scienziati che si occupano del riscaldamento globale. Ma adesso c’è chi mette quella previsione in discussione e salta fuori che in effetti non era il frutto di una “peer review”, la revisione tra pari necessaria per la validazione di qualunque dato scientifico.

Questo naturalmente non significa, come piace pensare ai clima-scettici, che tutto il lavoro dell’IPCC sia da buttare, ma certo getta una luce non proprio brillante sulla sua modalità di lavoro e rischia di comprometterne la credibilità. Un altro duro colpo alla scienza del clima dopo quello inferto, qualche settimana fa, dalla pubblicazione di alcuni messaggi di posta elettronica dei ricercatori dell’Università dell’East Anglia, in Inghilterra, dai quali emergeva che alcuni dati erano stati “ritoccati” per enfatizzare le responsabilità umane del riscaldamento globale.

Ma da dove arriva allora quel riferimento al 2035 come possibile anno di estinzione dei preziosissimi ghiacciai Himalayani? A quanto pare il riferimento fu ripreso da un rapporto del WWF del 2005, che però a sua volta citava un’intervista rilasciata nel lontano 1999 dal glaciologo indiano, Syed Hasnain, alla rivista New Scientist. Insomma, non proprio un granché come fonte autorevole nel senso che non si è mai visto un rapporto scientifico che cita un giornale: le cose vanno semmai nel senso contrario.

Tra l’altro Hasnain ha dichiarato che quella frase era stata raccolta in una breve intervista telefonica e che si trattava di una congettura che non aveva alcuna formale base scientifica. Ma un conto è leggerla su una rivista e farsi un’idea della gravità del problema, un conto è vederla comparire su un rapporto ufficiale sul quale, almeno teoricamente, dovrebbero basarsi le politiche internazionali in materia di emissioni.

Se la comunità scientifica resta concorde sul fatto che lo scioglimento dei ghiacciai in generale, e di quelli Himalayani in particolare, sta procedendo a ritmi preoccupanti, nessuno oggi sarebbe disposto a sottoscrivere una previsione tanto funesta. Lo scenario peggiore, prospettato in una recente conferenza internazionale sui ghiacciai dell’Asia tenutasi all’Università di San Diego, racconta un articolo del New York Times, è che per la fine del secolo potremmo vederne sparire il 70 per cento se le cose non cambiano.

Come si vede dunque, nonostante il dato comparso sul rapporto Onu del 2007 fosse fantasioso, non è che la realtà sia poi molto migliore. “Non vedo come un solo errore in un rapporto di 3.000 pagine possa danneggiare la credibilità dell’intero rapporto”, ha dichiarato alla BBC Jean-Pascal van Ypersele, vice-presidente dell’IPCC. Ma l’inferno, si sa, è nei dettagli.

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