Ora è ufficiale: il nostro pianeta è più caldo di un grado
A quanto pare ora anche gli ‘eco-scettici’ non hanno più scusanti, il surriscaldamento globale è realtà e corrisponde a 1°C dal 1950. A confermarlo (oltre a studi passati), il progetto Berkeley Earth Surface Temperature (BEST), la più grande ricerca – indipendente – mai realizzata sul clima. I ricercatori hanno raccolto dati da 39.390 stazioni metereologiche differenti, un numero che supera di oltre cinque volte le 7.280 stazioni considerate nel Global Historical Climatology Network Monthly data set (GHCN-M), il database più completo cui fa riferimento la maggior parte degli studi sul clima. In più, hanno analizzato 1,6 miliardi di rapporti sulla temperatura contenuti in 15 archivi preesistenti. Analizzando questa abbondante mole di dati, il gruppo è arrivato alle stesse conclusioni degli studi precedenti: la temperatura della Terra sta salendo.
Risultato che non stupisce e che va a confermare tutte le ricerche precedenti, come quelle effettuate dalla Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), dalla Nasa, UK Met Office e il CRU, ovvero i soggetti di ricerca in prima linea negli studi sui cambiamenti climatici. “La nostra sorpresa più grande è stata scoprire che i nuovi risultati coincidono con quelli raggiunti in passato da altri gruppi di ricerca statunitensi e britannici – ha detto Muller (fisico dell’Università della California a capo del progetto) alla BBC – questo conferma che tutti gli studi sono stati condotti in modo attento e i presunti errori chiamati in causa dai critici non inficiano i risultati”. Muller si riferisce alle obiezioni mosse da alcuni scettici, secondo cui la maggior parte delle misurazioni sul clima sarebbero state condotte vicino alle città, dove le emissioni di calore sono più alte. Giudizio sicuramente non sbagliato, ma la ricerca ha anche provato che queste isole di calore non influenzano la media globale, perché coprono solo circa l’1% della Terra. Senza contare che i nuovi rilevamenti delle stazioni metereologiche non urbane sembrerebbero far registrare gli stessi aumenti di temperatura delle città. Un’altra certezza è stata poi ulteriormente confermata: i gas serra giocano un ruolo fondamentale nel surriscaldamento del pianeta. Molto dovrà quindi esser fatto per rallentare questo innalzamento delle temperature a livello globale.
Clima - Anomalie dell´estate 2011
In Australia lo scorso mese di agosto è stato il più quinto caldo dal 1950. L'estensione del ghiaccio in Antartide è stata quest'anno catalogata al 14° posto fra le più basse, dal 1979, con circa lo 0,1% in meno rispetto ai tassi normali registratati fra il 1979 e il 2000.
In Italia e nei Balcani e su quasi tutta l'Europa, il NOAA ha registrato una insolita e tardiva ondata di caldo, con punte fino a +6°C rispetto alla media stagionale. Le temperature hanno raggiunto in diverse zone anche o 30° negli ultimi giorni del mese di settembre appena trascorso, specie nell'Italia nord-orientale, oltre i 35°C in Grecia, e altre anomalie con punte di 4° rispetto alla media stagionale di sono avute in Spagna, Francia meridionale e Finlandia.
Il giaccio dell'Artico invece ha avuto una estensione minore del 28% sempre rispetto al periodo 1979-2000, ed è al secondo posto, quest'anno, dopo il minimo record del 2007.
L'uragano "Irene", il primo veramente potente dell'anno in corso, nella sua corsa verso New York, ha scatenato venti che hanno raggiunto i 197 Km all'ora.
Lo scorso mese di agosto, ed il luglio precedenti, sono stati i più caldi nella storia degli Stati Uniti.
IAgosto insolitamente freddo invece in Scozia e Gran Bretagna in genere. Scozia e Irlanda hanno avuto l'agosto più freddo dal 1993, rispetto alla norma 1997-2000, con temperature che hanno toccato i -0,8°C.
In Finlandia, l'agosto 12011 è stato il più caldo dal 1900.
In Nuova Zelanda, inaspettata ondata di gelo dall'Antartico, con abbondanti nevicate fra il 14 e 16 agosto.
A livello mondiale, l'agosto 2011 ha avuto una anomalia di +0,29°C rispetto al periodo 1980-2010, ed è stato l'ottavo mese più caldo dal 1880.
Il 2010 è uno dei tre anni più caldi di sempre. A Cancun languono i negoziati sul clima
I dati finora disponibili sul periodo gennaio-ottobre indicano il 2010 addirittura come l’anno più caldo in assoluto: più del 1998 e del 2005. Il quadro deve ancora essere completato con le temperature di novembre (ma l’analisi preliminare indica che sono analoghe a quelle registrate nel 2005) e, ovviamente, di dicembre.
Lo ha reso noto ieri la World Meteorological Organization (l’Organizzazione Metereologica Mondiale che fa capo alle Nazioni Unite) in occasione della Conferenza mondiale sul clima organizzata dall’Onu a Cancun. Dove, peraltro, i risultati dei negoziati relativi alla diminuzione delle emissioni dei gas serra sono finora così miseri da non meritare nemmeno di essere registrati.
Il record di caldo del 2010 cozza apparentemente con il freddo registrato in Europa all’inizio dell’anno. Ma ovviamente bisogna guardare le cose a livello globale e non locale.
Complessivamente, la media delle temperature nel periodo gennaio-ottobre 2010 è stata di 0,55 °C superiore alla media del 1961-1990 e il decennio 1001-2010 è stato il più caldo mai registrato.
Quest’anno tuttavia il caldo, pur essendo nettamente prevalente, non è stato “spalmato” in modo omogeneo su tutto il globo. Nella maggior parte del Canada e della Groenlandia si sono registrate temperature di addirittura 3 °C sopra la media. Nel Nord Africa e nell’Asia meridionale le temperature sono state superiori alla media di 1-3 °C.
Temperature al di sotto della norma si sono invece avute in parti della Siberia occidentale e centrale, del Sudamerica, dell’Australia, dell’Europa occidentale e settentrionale, degli Stati Uniti e della Cina.
Alcuni fra gli eventi più significativi dell’anno sono stati le intensissime piogge monsoniche cadute sull’Asia, l’ondata di caldo estivo che ha colpito la Russia europea e non solo, la siccità in Amazzonia e il notevolissimo scioglimento estivo dei ghiacci artici.
In marzo la World Meteorological Organization finirà di analizzare i dati climatici relativi al 2010. Intanto a Cancun proseguono stentate le trattative per limitare le emissioni di gas serra che entrano nell’atmosfera in seguito all’uso dei combustibili fossili. Tutti sanno che il problema esiste, nessuno agisce davvero.
Il comunicato stampa della World Meteorological Organization il 2010 fra i tre anni più caldi di sempre
Clima Europa: tra gelo scandinavo e caldo balcanico
Nello specifico, secondo le elaborazioni NOAA, temperature ben oltre la media hanno interessato gran parte del comparto sud-orientale del Vecchio Continente, con valori praticamente tardo estivi e anomalie termiche che superano anche gli 8-9°C rispetto alla media attesa, segnatamente tra Ucraina centro-orientale, est Romania e Bulgaria. Su queste aree infatti le temperature massime hanno raggiunto anche i 26-27°C.
Tutt'altro regime climatico invece sulla Scandinavia, raggiunta da correnti artiche il cui successivo ristagno nei bassi strati ha favorito minime da pieno inverno, talora eccezzionali sulla Lapponia dove sono stati ripetutamente sfondati i -20°C, con punte minime di -23/-25°C. Gli scarti termici con la media attesa si attestano così al di sotto dei -8/-9°C sul comparto scandinavo centro-settentrionale. Sul resto dell'Europa si evidenziano anomalie lievemente negative per Isole Britanniche ed Iberia, lievemente positive al contrario per l'Europa centrale.
La stagione sarà fredda
La stagione invernale? Farà per intero il suo mestiere, portando sull’Italia freddo e neve. I mesi di dicembre, gennaio e febbraio saranno difatti molto probabilmente piuttosto rigidi, e imbiancati a più riprese dalla neve, un po’ come accaduto già negli ultimi due anni. Il Sole, che da qualche anno emette un po’ meno energia di quanto non sia normale, continua difatti a fare il pigro: il deficit di calore solare che si è accumulato negli ultimi anni, benché trascurabile rispetto alla quantità totale di energia che la nostra Stella ci invia, è comunque sufficiente a influenzare il clima del Pianeta. Questa “pigrizia” del Sole è fenomeno raro ma che comunque nel corso dei secoli si è già ripetuto altre volte, e sempre con il risultato di raffreddare un po’ il nostro Pianeta. Così già agli inizi dell’autunno la neve comincia a coprire le terre alle alte latitudini, dove quindi si formano precocemente masse d’aria gelida, ovvero blocchi di atmosfera assai freddi che poi vengono trasportati dai venti verso latitudini più basse, a investire anche il cuore dell’Europa. Ecco perchè ad esempio già nelle scorse settimane abbiamo visto le prime nevicate sulle Alpi, fino a quote piuttosto basse la stagione.
E continuerà a piovere e nevicare anche nelle prossime settimane: i venti stratosferici che fino a poco tempo fa soffiavano da est verso ovest, quindi in direzione opposta alle correnti occidentali che trasportano fin da noi le piovose perturbazioni atlantiche, hanno difatti già cominciato a invertire il verso di scorrimento e molto probabilmente nel pieno dell'inverno si troveranno a soffiare da ovest verso est, facilitando così l'arrivo di nuvole cariche di pioggia sull'Europa e quindi anche sulla nostra Penisola. Nel complesso sarà comunque un inverno “vero”, in cui torneranno utile tanto il cappotto quanto l’ombrello, buono anche per gli amanti dello sci che, probabilmente, già a inizio stagione troveranno le piste ben innevate.
UE: emissioni di CO2 scese del 5,1% nel 2009
L’Unione Europea ha pubblicato in questi giorni un rapporto sulle emissioni di CO2 prodotte dalle auto di nuova immatricolazione nei 27 stati membri che rivela come queste siano scese del 5,1% rispetto al 2008. Un dato molto positivo e il migliore dal 2000, cioè da quando l’UE ha dato il via al monitoraggio.
Sembra dunque che l’impiego delle auto di ultima generazione, insieme alle politiche mirate ad incentivarne l’acquisto, stiano dando i primi risultati concreti. Per ottenere dei dati più precisi l’UE ha anche deciso di adottare una serie di regole che armonizzino il monitoraggio delle emissioni all’interno del suo territorio.
Le case automobilistiche sembrano essere quindi sulla buona strada per il raggiungimento degli obiettivi prefissati per il 2015: la riduzione delle emissioni a 130 grammi per chilometro per il 100% delle auto. Probabilmente il traguardo verrà raggiunto anche prima, visto che già lo scorso anno la riduzione ha interessato il 65% delle auto, mentre l’UE aveva fissato questo obiettivo al 2012.
Soddisfatta dei risultati anche il commissario al clima Connie Hedegaard, che presenterà il rapporto alla prossima riunione del gruppo Cars 21 (Competitive Automotive Regulatory System for the 21st century).
Sole: Ciclo debole, conferme dalla NASA
Il Mese di Ottobre era esordito infatti con una breve serie spotless, (4 giorni consecutivi senza macchie) seguita da un aumento di attività durante la seconda parte del mese, quando si osservarono fino a sei regioni attive contemporanee. Tuttavia sia il flusso solare che il numero di macchie prodotte, anche durante questa importante fase attiva, sono riuscite a stento a superare i picchi raggiunti nei mesi di Luglio, Agosto e Settembre, confermando che il ciclo è pressochè statico o in lentissima progressione. Ma vi saranno le ripercussioni sul clima terrestre? Alla risposta stanno cercando di rispondere esaurientemente i maggiori studiosi mondiali; e' nostra opinione al riguardo che durante i minimi solari la stratosfera risulta più disturbata nel periodo invernale, rendendo più probabili le colate di aria fredda polare. Ne osserveremo probabilmente gli effetti nei prossimi mesi...
AIUTOOOO!!! La Terra si sta riscaldando! … No… aspetta…si sta raffreddando!!! No… aspetta….
Gli ultimi avvisi sul riscaldamento globale sono stati divulgati per due decadi come una “cortesia” dei mass-media. E sicuramente questi giornali rispettati e di lunga vita, queste riviste e reti televisive possono essere affidabili quando ci raccontano qual´é lo stato attuale del clima e quale sará in futuro?
Curiosamente la storia della comunicazione del clima non é differente di quelli di tanti altri scenari apocalittici, cominciando dalla “bomba della popolazione” che avrebbe dovuto causare la morte di miliardi di persone fino al 1980, l´AIDS che avrebbe dovuto contaminare la maggioranza della popolazione mondiale entro l´anno 2000, o il disastro dell´Y2K il megabug che avrebbe spento tutti i computer del mondo al passaggio tra il 1999 e il 2000.
Guardando con una visione da curioso indietro nella storia delle storie climatiche nei mezzi di comunicazione si vede il riapparire di un tema abbastanza consistente. è una storia che sembra una commedia farsesca se non avesse un impatto cosí grande sul pubblico durante gli ultimi anni.
Tutti gli articoli giornalistici sull´implacabile riscaldamento globale e le sue terribili conseguenze, sono di fatto “vecchie novitá” e “vecchie storie” viste, riviste e ripetute.
Man mano che la temperatura globale ha un ciclo durante questi ultimi 115 anni di freddo verso il caldo e poi verso il freddo nuovaente per poi ancora riscaldarsi di nuovo, le campagne giornalistiche sul clima sono lo specchio degli stessi cicli climatici sfasato rispetto alla realtá di 10/15 anni. Sempre quando il mondo si riscalda aumentano le storie assurde sul riscaldamento per coincidire con la tendenza, lo stesso quando il clima si raffredda ci allertano per comprare mutandoni di lana e ci avvisano sulla prossima era glaciale.
Tutto quello che é popolare sará immediatamente copiato e abbellito. È molto semplice: Quello che si vende bene é se quello che si vende sanguina. Gli articoli sul clima seguono la stessa routine e la storia prova questo.
La prima storia moderna sul clima fu scritta il 24 febbraio del 1895. Nel New York Times quando scrisse: ” I geologi credono che il mondo puó congelarsi nuovamente” Il giornalista si chiese se le recenti osservazioni di raffreddamento e se queste continuassero, non segnalavano per un secondo inizio di una era glaciale.
Nel 1912, subito dopo il naufragio del Titanic causato dall´impatto con un iceberg, secondo il Times che citava un professore dell´Universitá di Cornell il Prof. Nathaniel Schmidt, scrisse un avviso” di una invasione di iceberg causata da una nuova era del gelo”. Nello stesso giorno il giornale Los Angeles Times intitoló un articolo: ” La quinta era dei ghiacci sta arrivando” e nell´articolo completarono dicendo ” La razza umana dovrá lottare per le sua esistenza contro il freddo”. Il clima “vendeva” in quel tempo cosí come lo fa adesso.
A questo punto possiamo vedere se le cose che stavano essendo scritte avevano una base scientifica. Guardando i dati della temperatura dell´Unitá di Ricerca Climatica dell´Universitá East Anglia (sí proprio quella del Climategate) possiamo notare come nelle evoluzioni delle temperature la Terra ebbe un raffreddamento a partire del 1875 e fino al 1910, cioé circa di 35 anni di tendenza di temperature basse.

Durante questo periodo ci sarebbe stato piú ghiaccio nell´artico e i ghiacciai starebbero avanzando. Le storie seguenti del mezzi di comunicazione si basarono su quello che gli scienziati dell´epoca stavano osservando: realmente c´era piú freddo. Ma a cominciare da quelle deduzioni i mezzi di comunicazione arrivarono alla proprie conclusioni su quello che questo freddo poteva produrre nel futuro del clima e della umanitá. Immancabilmante questo significava una catastrofe… lo stesso come adesso… nulla é cambiato nella tecnica mediatica di inventare e vendere fattoidi.
Il 3 luglio del 1923 il giornale Christian Science Monitor scrisse: Il Capitano MacMillan ha lasciato Wiscasset Maine annunciando che il proposito della sua crociera era determinare se era cominciata una nuova era glaciale come l´avanzamento dei ghiacciai negli ultimi 70 anni sembrava indicare. Un anno dopo il 18 settembre del 1924 il Neu York Times dichiaró che la minaccia era reale scrivendo: ” I rapporti di MacMillan confermano i segnali di una nuova era glaciale”. Nell´inizio di quell´anno, il 6 aprile, il Los Angeles Times diede la notizia che lo scienziato svizzero Rutger Sernander aveva “ragioni scientifiche” per credere che ” quando tutti i venti porteranno neve, il Sole non potrá prevalere contro le nuvole e 3 inverni consecutivi verranno e non vedremo piú le estati”.
Ma nessuno disse durante tutto questo tempo che l´Oceano Pacifico aveva iniziato a riscaldarsi dopo il 1910 iniziando una tendenza di riscaldamento che sarebbe continuata fino alla metá degli anni ´40. Gli oceani del mondo immagazzinano piú di mille volte piú calore che l´atmosfera. Quando abbiamo un riscaldamento degli oceani si riscalda anche l´atmosfera a contatto e la temperatura globale si alza; quando gli oceani si raffreddano si raffredda anche l´atmosfera e le temperature globali seguono l´esempio abbassandosi. Gli impatti di questo riscaldamento intanto non sempre sono facilamente visibili, occorrendo diversi anni perché i ghiacciai e il ghiaccio marino abbiano il tempo di reagire al graduale riscaldamento o raffreddamento degli oceani. Questo fu il caso tra gli anni 1910 e 1920.
Man mano che le temperature degli oceani cominciarono a salire salirono anche le temperature della superficie terrestre. Allo stesso tempo le storie della “nuova era glaciale” cominciarono a sparire dai titoli dei giornali, fino a che, l´11 marzo del 1929 il Los Angeles Times sorprese i suoi lettori scrivendo: ” la maggioranza dei geologi credono che il mondo sta diventando piú caldo e che diventerá in futuro sempre puí caldo”. Il 27 marzo del 1933 il titolo del New York Times fu: ” L´era glaciale che doveva venire… ancora é molto lontana”. Lo stesso anno il meteorologista JB Kincer del Bureau Weather degli Stati Uniti, pubblicó a settembre nella Monthly Weather Review:
una ricerca dal titolo: “La disseminazione e la persistente tendenza per un clima piú caldo”. Lui segnaló che su un totale di 21 inverni sal 1912 fino al 1933 a Washington D.C. 18 inverni erano stati íú caldi del normale e i rimaneti 3 inverni erano stati abbastanza lievi.
Durante la decade del 1920 l´Oceano Atlantico cominció la sua ciclica tendenza multidecadale al riscaldamento di 25/30 anni. L´acqua atlantica riscaldata unita all´Oceano Pacifico piú caldo pompó verso sopra la temperatura mondiale al punto che tutti ne presero coscienza. Fino al 6 novembre del 1939 quando il Chicago tribune pubblicó una storia dicendo che : ” Chicago stá nella linea avanzata delle migliaia di cittá in tutto il mondo che sono state colpite per una misteriosa tendenza verso un clima piú caldo delle ultime due decadi”. Loro sapevano che c´era un riscaldamneto ma non sapevano il perché.
Il 2 agosto del 1952 il New York Times fece un articolo dicendo che gli eschimesi avavano iniziato a mangiare il merluzzo che anteriormente non avevano mai cacciato perché non era visto prima dalle loro parti. L´anno successivo il Times informó che gli studi confermavano che le estati e gli inverni erano stati piú caldi e questo stava succedendo perché gli oceani stavano cambiando nuovamente.
Le storie di un mondo piú caldo continuarono fino alla fine degli anni 50. Il 15 febbraio del 1959 il New York Times scrisse: ” I risulatati delle misurazione dell´Artico, segnalano in teoria in un aumento delle temperature globali”. Ma in quel momento la temperatura della Terra non era piú di un riscaldamento e le temperature dell´Oceano Pacifico avevano cominciato a scendere nella realtá. L´enorme e dominante Oceano Pacifico aveva iniziato a raffreddarsi durante la metá degli anni `40 e continuerá a raffreddarsi fino alla metá degli anni `70. I dadi climatici mostrano che a partire dalla metá degli anni 40 la terra inizió una tendenza multidecadale di raffreddamento.
Verso il 1960 l´Atlantico inizió a raffreddarsi nuovamente. Adesso entrambi gli oceani erano nella loro fase piú fredda. I due oceani stavano “lavorando” congiunti per raffreddare il pianeta. Ma fu solo alla fine degli anni `60 che i mezzi di comunizaione cominciarono a preoccuparsi.
Erano sempre in ritardo dei famosi 10/15 anni rispetto alla realtá del clima!
Il 15 novembre del 1969 Science News citó il meteorologista Dr. J. Murray MitchelJr: “Quanto al tempo l´attuale tendenza di raffreddamento continuerá e é uno dei problemi piú importante della nostra civilizzazione.” Mi sembra che questo lo stiamo sentendo spesso….
Mitchell continuò: ” Se il raffreddamento continua per altri 200/300 anni la Terra potrá entrare in una nuova era glaciale”. L´11 gennaio del 1970 il Washington Post pubblicó un articolo con il titolo” Colder Winters Held Dawn of New Ice Age”, nell´articolo scrisse: Meglio prevenirsi dal freddo perché il peggio puó ancora venire”. Fortune Magazine a febbraio del 1974 informó: “Il clima nel mondo ha un potenziale per disastri umani di grandezza mai visti in precedenza”. Anche questo suona familiare, non é vero?
Nella sua edizione del 24 giugno del 1970 la rivista Time scrisse: ” Le cassandre climatologiche stanno diventando sempre piú apprensive, perché le aberrazioni del clima che loro stanno studiando possono essere il preannuncio di una nuova era glaciale”.
Newsweek il 28 aprile del 1975 scrisse che: “Il clima della Terra sembra si stia raffreddando.” D´a coordo con Newsweek i meteologi erano quasi unanimi nel considerare che la tendenza al raffreddamento comporterá la riduzione della produzione agricola per tutto il resto del secolo”.
http://sandcarioca.wordpress.com/2010/03/24/quando-il-mondo-andava-incontro-ad-una-nuova-era-glaciale/
Perció sembrava che eravamo sull´orlo di una nuova era glaciale con conseguenze catastrofiche per il mondo. Poi “meravigliosamente” l´Oceano Pacifico nella sua fase ciclica multidecadale ricominció a riscaldarsi nuovamente e cosí anche la temperatura della Terra si alzó. Tutte le storie della prossima era glaciale, la caduta drammatica nella produzione degli alimenti e tutte le difficoltá che stavano arrivando… sparirono rapidamente… di nuovo.
Il Riscaldamento dell´Oceano Pacifico cominció a far aumentare la temperatura globale alla fine degli anni ´70. Questo riscaldamento continuó negli anni ´80 e le storie dell´era glaciale sparirono.
Nel 1993 venne la stria scritta su ” Notizie e rapporti dal Mondo”: “I cambiamenti climatici possono alterare i modelli di temperatura e precipitazioni, e molti scienziati temono che sará con conseguenze incerte per l´agricoltura globale”.
La rivista Time pubblicó il 13 novembre del 2000: “27 meteorologi europei si dicono preoccupati che le tendenze di riscaldamento possono essere irreversibili, per lo meno durante la maggior parte del prossimo secolo.”
Newsweek entró nella lotta al catastrofismo con questa storia nella edizione dell´8 agosto del 2005: ” Il clima stremamente secco degli ultimi mesi ha provocato sciami di cavallette… la causa? Il riscaldamento globale. La storia si conclude dicendo che;” le evidenze stanno aumentando concordando con tali timori”.
Il 3 aprile del 2006 la rivista Time fece una copertina con l´immagine ormai famosissima di un orso polare solitario sopra un piccolo pezzo di ghiaxxio. Scrissero: ” Preoccupatevi perché il cambiamento climatico non é un vago problema futuro, giá sta succedendo e sta pregiudicando il pianeta a un ritmo allarmante”. Indicó pure nella copertina in neretto: ” La Terra al punto di inflessione. Una minaccia alla sua salute”. descrivendo anche come la Cina e l´India potessero aiutare a salvare il mondo o distruirlo.

L`ultimo orso polare! FU UN FOTOMONTAGGIO!
Allora cosa possiamo apprendere con 115 anni materie pseudogiornalistiche sopra le alterazioni climatiche?
1) I mezzi di comunicazione pubblicano quello che si “vende”. Se qualcuni pubblica una storia sopra il mondo che sta diventando piú freddo e le persone lo comprano, potete stare certi che ci saranno molte altre storie piú o meno con lo stesso titolo.
2) Esiste un lungo intervallo di tempo tra quello che fa la Natura e quello che i Midia pubblicano. Il ritardo sembra essere di 10/15 anni dopo le alterazioni climatiche reali. Questo é causato per la grandedi inerzia dei cambiamenti di temperature negli Oceani nella storia del clima mondiale che fa sí che le storie sulle tendenze climatiche hanno questo ritardo sulle reali condizioni climatiche del momento, tanto per il fredo che il per il caldo. I mezzi di comunicazione sono estremamenti lenti per reagire ai cambiamenti climatici anche se le evidenze sono chiare.
E poi come potranno spiegare di punto in bianco dopo anni di tempeste giornalistiche sul riscaldamneto globale e dire: Scuasate ci siamo sbagliati, il mondo sta andando verso un raffreddamento globale… Che fiducia avrebbero mudando repentinamente i loro titoli? Occorre tempo… occorre che l´idea pian piano si inserisca nel pensiero comune e poia che loro scenderanno in campo. Per ora basta che abbiano ridotto il numero dei loro articoli catastrofistici, poi tra qualche anno… tutto camabia di nuovo.
3) Ci sará sempre qualche scienziato disposto a prostituirsi, sia per avere qualche fondo per le ricerche o semplicemente per godere delle attenzioni dei midia e apparire in qualche spettacolo televisivo, per dare credibilitá all´allarmismo del giorno.
4) Quando tutte le notizie sono sul riscaldamento o raffreddamento é sicuro che la stampa sta sbagliando perché loro sono “ritardati” di almeno 10/15 anni. Nella realtá le tendenze climatiche stanno andando dalla parte opposta a quello che pubblicano.
Dato che é dal 1998 che la temperatura globale non aumenta potete stare certi che tra poco qualche importante giornale Vi consiglierá a comprare una coperta e comprare stufe e stufette perché sta arrivando un´altra era glaciale…. Ehhh cosa bisogna fare per sopravvivere in questo mondo dove i giornalisti sono considerati una razza in putrefazione sempre alla ricerca del “sangue” della prossima vittima… che esista realmente o che sia solo frutto della loro fantasia malata.
Il clima fa anche di testa sua
Il clima ha una sua dinamica naturale. Questa è la scoperta del secolo. Attenzione però, perché dietro l’angolo si celano come al solito delle brutte sorprese. Qui di seguito un lancio ANSA di lunedì scorso:
10:38 – La Niña potrebbe portare siccit e inondazioni 25.10.2010
(ANSA) -
BRUXELLES, 25 OTT – Nel corso dei prossimi quattro mesi, il fenomeno meteo della Nina potrebbe portare condizioni anomale in diverse aree del Pianeta, come inondazioni, siccita e temperature al di sopra o al di sotto della media.
E questa l allerta lanciata dall Organizzazione meteorologica mondiale, agenzia Onu, che sta osservando lo sviluppo della Nina, che provoca un anomalo raffreddamento delle acque del Pacifico tropicale centrale ed orientale, all opposto del fenomeno del Nino, che invece le riscalda. Entrambi possono durare anche 12 mesi o piu , modificando la normale circolazione atmosferica delle piogge, con un impatto diffuso sul clima in diverse parti del mondo. Anche se però la Nina attuale presenta delle similitudini con il passato, i suoi effetti potrebbero cambiare rispetto a quelli gia osservati, a causa della sua potenziale influenza insieme ai fattori locali. Generalmente, con la Nina le precipitazioni aumentano nel Pacifico equatoriale occidentale, Indonesia e Filippine, mentre sono quasi assenti nel Pacifico orientale equatoriale.
Condizioni piu umide del normale tendono a prevalere nel periodo fra dicembre e febbraio nella parte settentrionale del Sud America e in Sud Africa, e durante il periodo fra giugno e agosto nell area Sud orientale dell Australia. Una maggiore siccita viene invece osservata, fra dicembre e febbraio, lungo la costa dell Ecuador, il Peru Nord occidentale e l Africa orientale equatoriale e nel periodo fra giugno e agosto nel Brasile meridionale e in Argentina centrale. La Nina contribuisce ad anomalie meteo in tutto il mondo, portando a raffreddare ulteriormente le temperature fra dicembre e febbraio in paesi come Canada e Alaska, Giappone, Brasile del Sud, mentre fra giugno e agosto rende piu miti India, Asia Sud orientale, la costa occidentale e il Nord dell America del Sud, porzioni di America centrale e il Golfo di Guinea. Quasi tutti i modelli meteo – riferisce Wmo – prevedono una prosecuzione e un possibile ulteriore rafforzamento di questa Nina per i prossimi 4-6 mesi, in particolare nel primo trimestre del 2011.
Qualcuno capisce cosa significa la frase evidenziata? I “fattori” locali sono contadini? Oppure si parla della morfologia del territorio che da sempre fa la differenza negli eventi atmosferici?
Vedremo, speriamo qualcuno si ricordi di queste considerazioni quando ci sarà da commentare eventuali “piogge mai viste” o “siccità sempre più tremende”.
Qui, sul sito del Climate Prediction Center della NOAA le ultime previsioni. Di seguito l’ultima immagine disponibile.

Clima: gli esperti confermano, al sud piove sempre di più
Al sud Italia piove sempre di più, soprattutto in Sicilia: la conferma arriva dai dati contenuti nel “Quinto Rapporto sul clima in Italia” che illustra l’andamento nel 2009 dei principali indicatori climatici derivati dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati Climatologici di Interesse Ambientale, realizzato dall’ISPRA in collaborazione con il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, l’Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia applicate all’Agricoltura, Agenzie Regionali e Provinciali per la Protezione dell’Ambiente, il Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (SIAS) e il Servizio Agrometeorologico delle Marche.
Sono circa 770 le stazioni distribuite sull’intero territorio nazionale da cui sono stati tratti gli indicatori di temperatura e precipitazione
Il 2009 conferma la tendenza ad un netto aumento delle precipitazioni al Sud. Negli ultimi otto anni al Sud le precipitazioni sono state sempre superiori alla media il valore medio della precipitazione cumulata annuale del 2009 si colloca al sesto posto della serie dal 1961. Viceversa, al Nord nel 2009 le precipitazioni sono state in media lievemente inferiori al valore normale, e dal 2003 l’anomalia media di precipitazione annuale è stata sempre negativa. Insomma, piove sempre di più al sud e sempre di meno al nord.
“Come noto – ha commentato Franco Desiato, climatologo dell’ISPRA e curatore del Rapporto – lo studio del clima e il riconoscimento di eventuali segnali di cambiamento climatico, non possono basarsi su dati di breve periodo, né tantomeno sull’analisi di singoli eventi, anche estremi. Essi necessitano invece dell’analisi di lunghe serie di dati e dell’aggiornamento costante, anno dopo anno, degli indicatori climatici”.
Dal punto di vista termico, le temperature medie sono aumentate in tutto il Paese, soprattutto al nord: nelle regioni settentrionali, infatti, l’anomalia è stata di +1.44°C rispetto alle medie, al centro di +1.31°C e al sud di +0.92°C al Sud e sulle Isole, mentre a livello globale è stata di +0.76°C.
Anche gli indicatori degli estremi di temperatura confermano l’anomalia termica positiva che ha caratterizzato il 2009. Il numero di giorni con gelo – cioè il numero medio di giorni con temperatura minima minore o uguale a 0 °C – è stato inferiore al valore normale del trentennio di riferimento, mentre il numero di notti tropicali – cioè con temperatura minima maggiore di 20 °C – e il numero di giorni estivi – cioè con temperatura massima maggiore di 25 °C – sono stati superiori ai rispettivi valori normali. Il numero medio di notti tropicali nel 2009, pari a 38 giorni, è il quarto valore più alto a partire dal 1961. Relativamente agli indicatori di intensità, durata e numero delle onde di calore, il 2009 si colloca rispettivamente al 7°, 7° e 6° posto, dell’intera serie dei valori medi a partire dal 1961. (strill.it)
